domenica 23 ottobre 2016
mercoledì 5 ottobre 2016
"La mia maestra è un vampiro!"
In
una recente intervista al Corriere della Sera, Gabriele Clima, autore e
illustratore di libri per l’infanzia, sostiene che non esiste una letteratura di importanza inferiore per bambini e ragazzi così come i bambini non dovrebbero
essere considerati persone minori da riempire, aggiustare o raddrizzare secondo
i dettami di un paradigma bonificatorio e di un’adultizzazione sempre più precoce e imperante. Esistono libri buoni, suggerisce Clima, che
possono essere letti da chiunque perché affrontano tematiche che toccano la
vita, anche “temi forti” che il mondo adulto teme e a cui paradossalmente non espone i bambini
immersi in una realtà complessa e continuamente in trasformazione che “con una
potenza di fuoco aumenta sempre di più”. Libri che “gettano radici, lavorano in
profondità”, che permettono di elaborare e codificare la realtà aldilà del fluire
incontrollato e vacuo delle parole che scorrono impetuose in tv e in rete.
La mia maestra è un
vampiro! crediamo sia uno di questi buoni libri: entusiasma e
coinvolge il bambino e invita ad avviare una riflessione critica e consapevole
l’adulto, attraverso lo sguardo del bambino.
Amaranta,
la maestra di Greta è dura, rigida, severa, con uno sguardo affilato che
“sembra tagliarti a fette”. È smorta, pallida, con mani ossute e i canini che
le sporgono dagli angoli della bocca. Abita in una via stretta e angusta, via
delle Case Scure, in un'abitazione buia e con le tende tirate. Amaranta non può che essere
un vampiro!
Metafora
quanto mai appropriata per tanta (troppa!) scuola che giorno dopo giorno succhia linfa vitale ai bambini e ai
ragazzi, che li priva della possibilità della curiosità, della scoperta, dell’immaginazione, dell'esperienza ludica, dell'avventura.
Una scuola sciatta, scialba, fredda che si ripara, come Amaranta, dalla luce di
un sapere dialogico e rigenerante, che liofilizza “l’arte e gli oggetti della
conoscenza, togliendo loro umori e vita” (Lorenzoni, 2014), che inchiavarda i
corpi dentro scomodi banchi e si trincera dietro le cattedre del giudizio.
Toccherà
a Greta, alla qualità infante del suo sguardo sconfinante e crepitante,
sottoporre la scuola alla “prova del sangue” per ritrovare una maestra fatta di
carne, ossa e cuore che sa prendersi il tempo per ascoltare, vedere, sorridere, dialogare
con i suoi piccoli allievi.
La
lettura del libro è intervallata da alcuni giochi, che non sono “sciocchezze o
perdite di tempo” come sentenzia il mondo adulto che non fa altro che reguardire
Greta, ma pause necessarie per rimettere in gioco il sapere.
lunedì 3 ottobre 2016
Una scuola che “dà valore”
“Mentre la scuola del profitto è imperniata sulla
competizione, sul controllo, sul premio o sulla punizione, noi cerchiamo di
creare, lavorando all'interno di essa, esperienze controcorrente che partano
dalla fiducia, dalla cooperazione e dalle relazioni umane.
La valutazione di un ragazzo o di una ragazza, di un
bambino o di una bambina è un processo molto importante per la crescita.
Tuttavia non può consistere in una misurazione estemporanea e parziale di
alcune capacità sulle quali ci si basa per approvare o deplorare, per
promuovere o bocciare. Ciò che invece è importante è la valorizzazione dei doni
e delle intelligenze personali, cioè la valutazione intesa come “dare valore”.
La persona che si sente compresa e valorizzata per ciò che è, non per ciò che
qualcun altro si aspetta da essa, sente di valere, sente di avere una sua
originalità da esprimere e ciò mette in atto una motivazione spontanea a
crescere ed imparare.
Un allievo che studi per la promozione è stato piegato dal
sistema del profitto ad impegnarsi per raggiungere un interesse estrinseco,
stabilito da altri e ciò lo porta ad essere promosso ma disinnamorato del
sapere; per indurlo a studiare diventano necessarie le forme di coercizione
scolastica che tutti conosciamo. Un allievo che invece studia per passione e
non si cura del voto e non ha unicamente come meta la promozione, un allievo
che cioè studia per gratuità, non solo sarà promosso ma diventerà molto più
competente e utile alla società."
Qui l’intervista completa a Ferdinando Maria
Ciani, ideatore del progetto della Pedagogia e della scuola del gratuito.
sabato 10 settembre 2016
Un tempo per pensare
"Alla maggior parte delle bambine e dei bambini non è concesso il diritto di riconoscere la qualità dei propri pensieri e rendersi conto della loro profondità.(...) Una moltitudine innumerevole di associazioni, intuizioni, connessioni e vere e proprie folgorazioni infantili restano dunque nascoste sotto terra, scavando un labirinto di canali che non arriveranno mai alla luce del sole, perchè privati della dignità che nasce dal credere nella propria capacità di pensiero." (F.Lorenzoni, I bambini pensano grande. Cronaca di un'avventura pedagogica, p.11)
"Il primo giorno di scuola ci hanno dato il quadernino e... la mia vita è cambiata! La mia immaginazione è cresciuta e ho scoperto che basta una parola per far nascere un mondo di pensieri, problemi, emozioni, felicità e tristezza. E' per questo che quest'anno è stato fantastico" (Beatrice, ultima pagina del quadernino dei pensieri)
I primi quindici minuti di scuola, ogni mattina. Tempo breve ma
prezioso, sottratto alla frenesia delle giornate, al fare delle
attività, ma sottratto anche alla correzione, alla valutazione e ad
ogni forma di giudizio da parte di noi adulti. Un tempo a scuola
fuori dalla scuola. Un tempo solo per stare in compagnia dei propri
pensieri. E per aiutare il pensiero a nascere.
Una parola: si apre
una grande finestra di cartone appesa in classe ed appare la parola
della settimana...Sono parole che spuntano dal quotidiano dei bambini
o magari parole con cui le insegnanti gettano un amo per vedere cosa
succede nella testa dei bambini. Ogni parola in sé è potente;
alcune più di altre muovono i pensieri dal nostro vissuto...ci sono
parole più calme, altre più seducenti; alcune sono molto scomode...
I pensieri dei
bambini hanno tante forme: la parola è solo l'inizio. Alcune
trasformano i pensieri in storie, altre in ricordi; ci sono parole
che danno il via a riflessioni, altre sono la chiave perchè il
pensiero prenda posizione. Si assiste alla nascita dell’opinione
umana ed è un privilegio per l'insegnante esserne spettatore.
.
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lunedì 5 settembre 2016
Una scuola Green(e)
“Nel complesso The Greene School Carlo Ratti ha unito natura e tecnologia per creare un luogo di
apprendimento innovativo, un learning garden. L’ambiente diventa il primo veicolo di insegnamento, dove
l’esperienza coadiuvata dall’ecologia diventa “porosa”, penetrando così le
menti dei giovani studenti.
«La scuola del futuro sarà aperta: aperta alle idee, aperta alla diversità e aperta alla natura».
La scuola si articola attorno a due spazi comuni: una piazza e un giardino.
The Greene School sarà uno spazio molto importante, in cui far crescere una
comunità di studenti. Le aule si affacciano sulla grande area verde adiacente all'edificio: questo crea una specie di osmosi tra l’interno e l’esterno. Qui
ci saranno orti didattici, fablab, campi da tennis e calcio. L’ambiente
poroso, inoltre, aiuterà a far emergere nei ragazzi un’attenzione e una
curiosità spontanee.
Gli elementi naturali serviranno a incitare la curiosità dei
ragazzi e facilitare la concentrazione, senza forzature.”
«Quello che vogliamo stimolare è un processo di
co-creazione, in cui tutti possano esprimersi liberamente, in uno spazio
comune».
Qui l’articolo
completo.
Questa, invece, la
realtà del learning garden di Cavezzo
(Modena) progettata da Carlo Ratti e Renzo Piano. [Traduzione in italiano]
martedì 21 giugno 2016
Una Escuela... Sustentable
“La prima scuola pubblica sostenibile dell’Uruguay è pronta ad ospitare gli studenti.
É stata costruita grazie all’utilizzo di materiali riciclati come bottiglie, lattine, cartone e
pneumatici che formano il 60% del totale dei materiali utilizzati.
L’idea della scuola è quella di vivere in maggior armonia con
l’ambiente senza sacrificare la comodità e il miglioramento
della qualità della vita. Si tratta di un modello di scuola al cui centro
troviamo un edificio autosufficiente per facilitare l’apprendimento,
l’innovazione e la sostenibilità per tutta la comunità.
L’edificio è alimentato da pannelli fotovoltaici e per avere
a disposizione acqua potabile si ricicla l’acqua piovana, che viene filtrata e
depurata per risultare adatta da bere oltre che per l’igiene e l’irrigazione.”
Questo il video di presentazione della scuola progettata dall'architetto Michael Reynolds.
E in Italia?
venerdì 10 giugno 2016
La casa di cura che è anche un asilo.
Casa di cura o asilo? Una
situazione davvero particolare è quella che si presenta a chi entra a
Seattle nella casa di riposo Providence Mount St. Vincent. Una volta
all’interno della struttura, infatti, ci si trova davanti a qualcosa di molto insolito: ospiti anziani e bambini che interagiscono insieme dove gli anziani trascorrono del tempo e i bambini che proprio lì frequentano l’asilo.
Sarebbe bello però che esperienze come queste fossero esportate anche un po' in tutto il mondo, pensate quanta “ricchezza” in più e quanti problemi in meno se in ogni località bambini e anziani potessero “crescere” insieme!
in questo bellissimo articolo di Francesca Biagioli spunti e riflessioni su questa iniziativa che si spera possa pretso diventare comune agire educativo e pratica sociale.
Sarebbe bello però che esperienze come queste fossero esportate anche un po' in tutto il mondo, pensate quanta “ricchezza” in più e quanti problemi in meno se in ogni località bambini e anziani potessero “crescere” insieme!
in questo bellissimo articolo di Francesca Biagioli spunti e riflessioni su questa iniziativa che si spera possa pretso diventare comune agire educativo e pratica sociale.
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