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martedì 3 marzo 2020

Didattica a distanza

Cari insegnanti, nel Manifesto Una scuola si parla di anche dei linguaggi della tecnologia e di come questi possano declinarsi al servizio di una didattica innovativa. 

“In questa scuola la ​tecnologia si propone innanzitutto come ulteriore linguaggio intelligente a disposizione della ricerca, sempre in dialogo con i molti altri linguaggi dei soggetti. La tecnologia non si pone qui come panacea per la soluzione di problemi educativi, come in molti modelli futuristi senza radici, ma come strumento al servizio della documentazione e della trasformazione dei contesti, dei linguaggi e delle relazioni, con un pensiero critico e riflessivo sui problemi e i disagi che la sua rapida e irreversibile trasformazione impone in ogni contesto educativo, insinuandosi nelle maglie più strette delle relazioni tra bambini, adulti e ragazzi”.

In questi giorni, fatti anche di scuole chiuse e di tempo per leggere, imparare, sperimentare nuove forme e nuove strategie, è possibile cercare su web i tantissimi strumenti già a disposizione degli insegnanti, per alimentare la didattica, anche a distanza. Senza pensare a processi di sostituzione dell'insegnamento dal vivo, si possono utilizzare come supporto e integrazione, soprattutto in questo momento di pausa. Un invito a cercare su Youtube, canali social, motori di ricerca web, i tanti siti, testi, video, presentazioni, mappe, esercizi e tanto altro materiale già esistente. Strumenti che possono essere condivisi con i vostri studenti, di tutte le età e possono essere utilizzati anche in modo creativo e personalizzato.
Buona ricerca e buona sperimentazione.

domenica 23 ottobre 2016

Sentire con il corpo: una suggestione a partire da Alexander Lowen



"Gli uomini pensano di risolvere tutto con la mente invece di "sentire". Ma il sentire non ha a che fare con l'intelligenza o con la forza. Solo lavorando su di sé, sul proprio corpo - grazie al quale l’uomo "sente" – l’uomo può curarsi e aspirare, come è sacrosanto, a una vita sana, libera, felice. Ed essere in grado di amare veramente."

                                                                                         Alexander Lowen

domenica 6 marzo 2016

Ken Robinson e la creatività.


"Siamo tutti d'accordo sulla straordinaria capacità che i bambini hanno di innovazione. Sono convinto che tutti i bambini hanno enormi talenti e noi li sprechiamo, senza pietà. Quindi voglio parlare di educazione e creatività. Il mio argomento è che la creatività è tanto importante quanto l'alfabetizzazione e le dovremmo trattare alla pari."

"Se non sei preparato a sbagliare non ti verrà mai in mente qualcosa di originale, se non sei preparato a sbagliare diventi terrorizzato di sbagliare.
Noi abbiamo sistemi nazionali d'istruzione dove gli errori sono la cosa più grave che puoi fare e il risultato è che stiamo educando le persone escludendo la loro capacità creativa"

"Non esiste sistema educativo sul pianeta che insegni danza ai bambini ogni giorno, così come insegnano matematica perché? I bambini ballano tutto il giorno, tutti noi lo facciamo. Abbiamo tutti un corpo o no? In verità ciò che succede è che quando i bambini crescono iniziamo a educarli progressivamente dalla pancia in sù e poi ci focalizziamo sulle loro teste e leggermente verso una parte.(...)
Il nostro sistema educativo ha sfruttato le nostre teste come noi abbiamo sfruttato la terra: per strapparle una particolare risorsa.
dobbiamo ripensare i principi fondamentali sui quali educhiamo i nostri figli.
Il nostro compito èdi educarli nella loro interezza affinché possano affrontare il loro futuro"

 
Sir Ken Robinson parla anche del pensiero divergente e della necessità di ripensare il sistema scolastico in un video che trovate qui.



[Sir Kenneth Robinson é un educatore e scrittore britannico. Autore inglese, conferenziere e consigliere internazionale sull'educazione per i governi e le istituzioni no-profit. È stato Direttore artistico nello Schools Project (1985–89), Professore di Educazione all'Arte nell'Università di Warwick (1989–2001)e nel 2003 è stato insignito del titolo di Cavaliere per i servizi resi all'educazione.]

mercoledì 17 febbraio 2016

Le scuole italiane che resistono e innovano

"Ma siamo sicuri che la scuola sia ovunque così obsoleta? Siamo sicuri che non si stia invece muovendo qualcosa? Se non sbaglio, stiamo assistendo a un palpabile cambiamento, sia all’interno dell’istituzione scolastica sia al di fuori, dove sempre più maestri e genitori sono alla ricerca di alternative alla scuola tradizionale."




All'interno del reportage, che trovate qui, è riportato il link a un bellissimo saggio breve di Natalia Ginzburg che merita di essere letto
"Quello che deve starci a cuore, nell'educazione, è che nei nostri figli non venga mai meno l'amore per la vita, né oppresso dalla paura di vivere, ma semplicemente in stato d'attesa, intento a preparare se stesso alla propria vocazione. E che cos'è la vocazione di un essere umano, se non la più alta espressione del suo amore per la vita?"
lo trovate qui per intero.

venerdì 29 gennaio 2016

La scuola ha bisogno di insegnanti coraggiosi

“E quindi se vogliamo cambiare i sistemi d’istruzione, sì, è importante che ci sia un sostegno politico ed economico al cambiamento, che ci sia un sostegno sociale all’innovazione, e che agli insegnanti sia dato abbastanza tempo per esplorare nuove idee. Ma la cosa più importante di tutte è che ciascun insegnante trovi il coraggio necessario a superare la propria paura di cambiare, ogni giorno, in classe.
Perché il cambiamento richiede coraggio.
Quel coraggio che impone alla volontà di essere vulnerabile, di correre il rischio di essere ferita. “





sabato 10 ottobre 2015

Scuole che cambiano

Le scuole sono in movimento, in tutto il mondo.
Una nuova scuola prende forma, in tante forme possibili.
Le 13 scuole più innovative del mondo

mercoledì 29 luglio 2015

La scuola nel bosco

La scuola nel bosco è realtà anche in Italia.
"Partirà a settembre ad Ostia Antica (Roma) la prima scuola primaria italiana che si ispirerà ai principi pedagogici delle scuole nel bosco" come si legge in questo  articolo.

E finalmente anche qui possiamo pensare a realtà in cui approfondire, studiare e  vivere un modo di educare con la natura e nella natura, come nella summer school di Bambini e Natura. 

martedì 14 luglio 2015

Fare scuola

Oggi la questione di quale sia il valore dell’andare a scuola è contemporaneamente forte e nuova. E lo è tanto più quanto più accessibili sono le informazioni che contribuiscono a costruire quella che chiamiamo conoscenza: se connettendomi ad un pc o, per un nativo digitale, ancor meglio ad un tablet posso reperire tutte le informazioni che voglio o di cui ho bisogno, perché andare a scuola? E poi perché andarci se lì quelle stesse informazioni mi vengono messe a disposizione con maggior tempo e minor piacere? E in più neppure quelle che mi attraggono, ma quelle che qualcun altro ha deciso essere rilevanti per me?
Ovviamente ci stiamo provocando, ma le molte forme di educazione alternativa che vediamo sorgere e diffondersi, dall’homeschooling all’unscholling per citarne alcune, non possono non interrogarci ed interrogare, chiamandoci a pensare a quale può essere oggi sia il senso sia il modo per cui andare a scuola ha ancora ragione (e per noi, sia chiaro, ne ha).
Il senso deve trovarsi per forza in un valore aggiunto, dato dalla possibilità non solo di rendere accessibile per tutti la cultura disponibile, che è e resta uno degli obiettivi della diffusione della scolarità, ma anche (per noi molto) di permettere di sperimentare forme di apprendimento in dialogo con gli altri, in linea con una prospettiva della conoscenza che si co-costruisce nel rapporto tra individui e tra questi e il proprio ambiente: questo allora deve essere un primo impegno della scuola, che non può considerare opzionale il lavoro di gruppo, ma farne un punto di forza e una priorità.
Il modo deve stare in continuità con quelli che oggi sappiamo essere i modi con cui gli individui apprendono, modi che somigliano molto a quelli della ricerca adulta, contemplando interessi e dunque motivazioni, partendo da domande autentiche, rispettando le differenti inclinazioni, consentendo di esplorare con i propri tempi, valorizzando la portata dei tentativi e degli errori.
Allora, senza che glielo si chieda, i bambini apriranno i loro quaderni, sfodereranno le loro matite e coltiveranno naturalmente la propria sete di conoscenza.

venerdì 10 aprile 2015

Liberi di essere

Non è di compiti che vogliamo parlare, anche perché in questo periodo lo fanno già in molti – e per la verità, per fare qualche esempio, da ben più tempo lo ha fatto oltre confine Meirieu con il suo bel libro “I compiti a casa” (nel quale sostiene che i compiti a casa andrebbero fatti… a scuola) e dalle nostre parti Zavalloni, che in “Pedagogia della lumaca” ha raccontato con fervore di come ingiunse ad un collegio di non darli, ma soprattutto dove ne ha tematizzato il (non) senso, offrendo molte e più utili alternative. Dunque, non ne è di questo che vogliamo parlare, anche se da subito è chiaro che non crediamo ai compiti a casa, soprattutto quando sono generalizzati e giustapposti.
Vogliamo parlare di cosa i compiti sottraggono, e di cosa forse oggi sottrae la scuola. Vogliamo parlare del tempo dei bambini e dei ragazzi. E della libertà che hanno di usarlo.
Lo facciamo mentre stiamo leggendo “Lasciateli giocare”, il bellissimo libro di Peter Gray finalmente uscito proprio in questi giorni anche in Italia, nel quale l’autore, a partire da un argomentato lavoro di ricerca, evidenzia come oggi il tempo dei bambini, fuori e dentro la scuola, sia organizzato completamente dagli adulti, riducendo così drasticamente la loro possibilità (e anche la loro capacità) di giocare da soli. E di come, togliendo loro il gioco, si riduca anche la loro possibilità di esercitarsi in ciò che più amano, in quelle che sono le loro propensioni, in quello che potrebbero diventare da adulti se potessero seguire e coltivare le loro inclinazioni, liberamente.
C’è un assunto di base, lungo tutto il suo ragionamento, un assunto anch’esso non nuovo, che discende dai molti movimenti di scuole alternative che ormai da decenni, e in questi ultimi anni con più vigore, mettono in discussione i sistemi scolastici tradizionali. E l’assunto è che la scuola dovrebbe saper davvero cogliere le diverse inclinazioni, rispettarle, anzi sostenerle e permettere loro di evolvere.
La scuola, aggiungiamo noi e sempre in buona compagnia, se si pensa all’ormai famosissimo discorso di Ken Robinson sui paradigmi dell’educazione, dovrebbe offrire opportunità per esercitare il pensiero divergente, non limitate alla risoluzione di un problema matematico (quando va bene e vengono accolti procedimenti alternativi a quelli insegnati), ma generalizzate ad ogni momento: nella discussione, nelle scelte rese possibili, nella libertà offerta di fare quel che si ritiene più utile e più vicino a sé.
Ci sono esempi di scuole che lavorano così, lo sappiamo bene, ma sono sempre troppo poche e ancora troppo circoscritte. Qui stiamo parlando della possibilità generalizzata, universale, di scuole per tutti, nelle quali tutti possano sperimentare l’esercizio della libertà di scegliere, essere, costruire passo dopo passo il proprio divenire adulti. Ogni bambino messo nella condizione di provarlo, non nel vuoto, ma in luogo pensato per lui e con accanto adulti capaci di accompagnarlo, ci riesce. E, riuscendoci, cresce come individuo libero, pensante, critico, creativo e, più di tutto, responsabile, per sé e per gli altri. Che poi è quello di cui il mondo oggi ha più bisogno.

lunedì 2 marzo 2015

Accendiamo, non riempiamo, la scuola

I giovani non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere, Quintiliano -
Institutio oratoria