venerdì 19 gennaio 2024

Documentario Il sogno di Una scuola

La scuola dovrebbe essere sempre in trasformazione, per rispondere ai bisogni formativi di studenti e studentesse. Per questo motivo sono state e sono ancora oggi numerose e significative in Italia

le esperienze innovative e alternative ai modelli considerati tradizionali. Manca tuttavia una messa a sistema delle esperienze che permetta di rintracciare le ricorsività che le attraversano.

Il documentario intende contribuire a una proposta organica per il ripensamento della forma scuola nelle sue strutture fondamentali, in continuità con la ricerca avviata intorno al Manifesto “Una Scuola”. In esso abbiamo descritto gli elementi irrinunciabili per disegnare una scuola diversa e li abbiamo chiamati “assi” perché su di essi si regge una scuola che si trasforma in modo coerente, organico e non frammentato.

           Gli Incontri, cioè tutte le persone che fanno la scuola ogni giorno

           Gli Stili, intesi come i modi di vivere la relazione di insegnamento e apprendimento

           I Linguaggi, nel senso delle mille forme per far parlare il sapere

           I Contesti, intesi come i diversi luoghi intelligenti dell’abitare la scuola

           Le Possibilità, cioè i modi di intendere diversamente la progettazione e la valutazione

Partendo da questi assi abbiamo intervistato 11 insegnanti individuati per il loro impegno sul campo, ma anche per l’orientamento a comunicare, in modi differenti tra loro, tale tensione trasformativa.

“Il sogno di una scuola” non è una scuola da sogno, ideale o irrealizzabile, ma una realtà in tante scuole italiane. Questo documentario vuole testimoniare alcune esperienze per sostenere tutte le altre, presenti e future.

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mercoledì 3 febbraio 2021

Come una melagrana

"In questi giorni sono stata contattata da alcune persone interessate al corso Innovare la scuola che volevano sapere il mio parere.

Ho risposto loro con tanta invidia perché mi auguro ci sarà un ulteriore seguito o un nuovo capitolo per chi già ha frequentato.

Ci tenevo davvero a dirvi grazie. 

Siete riuscite a rendere partecipe, attiva, collaborativa e vicina una formazione a distanza. Grazie perché tutte le vostre proposte di lavoro a gruppi ci hanno davvero permesso di imparare dagli altri e co-costruire il nostro percorso. Grazie perché il sentiero da seguire era chiaro, ma nel cammino ci siamo aspettati e adattati ai ritmi di tutti. Grazie perché ci avete fatto vivere sulla pelle come è Una scuola. Grazie perché siete un team di lavoro bellissimo che emana energia positiva, entusiasmo e sintonia.

E, se penso al corso, mi viene in mente questa foto scattata a ottobre a scuola.

Innovare la scuola è partire da qualcosa che già c'è , la melagrana, la scuola, senza fermarsi alla superficie. Innovare la scuola è scavare dentro di sé e il contesto in cui siamo immersi per saper guardare la realtà con occhi nuovi. Io qui dentro ci vedo un albero, una mia alunna una farfalla: non c'è ragione o torto, ci sono punti di vista e focus d'attenzione diversi.
La bellezza parte da qui: condividere opinioni, arricchirsi di altri sguardi.
Questo è fare scuola insieme."

Grazie Sara F., per queste parole e per costruire Una scuola con noi.


Qui le informazioni per l'edizione 2021.



domenica 20 dicembre 2020

Esplorare per stare nelle cose

"Esplorare richiede di stare nelle cose in modo presente, attento, sensibile alle percezioni interne ed esterne". Il "compito" di una maestra alla fine del corso "Innovare la scuola" 2020. Un esercizio di apertura come modo per incontrare se stessi, gli altri e il mondo.

Esplorazione #54

giovedì 30 luglio 2020

Samskola

R.M. Rilke (2020), Del paesaggio. E altri scritti, Adelphi, Milano.

“Vi racconterò di questa scuola”.

Così Rainer Maria Rilke apre un breve scritto in cui descrive una scuola singolare di Göteborg, dove, a inizio Novecento, è accaduto un fatto particolare: i fanciulli frequentanti hanno espresso ai genitori il desiderio di rimanere a Samskola anche il pomeriggio, per più tempo possibile.
Samskola è una scuola partecipativa, comunitaria, viva, giocosa e seria, poetica e utopica che Rilke visitò nel settembre del 1904 e che ci ha rimandato, per affinità di visioni pedagogiche, all’esperienza della scuola di Varese, nata a partire dal manifesto Una scuola.
Ma ora lasciamo la parola al poeta.

“Si tratta di una scuola poco comune, una scuola che non conosce costrizioni; una scuola arrendevole, che non si considera come una cosa finita, ma una cosa in divenire, alla quale debbono lavorare gli stessi fanciulli, determinandola e trasformandola. I fanciulli, in stretto e amichevole rapporto con adulti attenti, prudenti, desiderosi di imparare, con uomini, con maestri se volete, i fanciulli costituiscono l’essenziale di questa scuola. Si capisce come, con ciò, vengano a mancare diverse condizioni che nelle altre scuole sono d’uso. Per esempio, quegli interrogatori e quelle inchieste criminali che si vogliono chiamare esami, e i diplomi che ne conseguono: proprio un’invenzione dei grandi. E la differenza si avverte subito, non appena si mette piede in questa scuola. Ci si trova in una scuola che non emana odore di polvere, di inchiostro o di paura, ma di sole, di legno biondo e d’infanzia”. R.M. Rilke (2020), Del paesaggio. E altri scritti, Adelphi, Milano, pp.19-20.

Vi invitiamo a leggere tutto il saggio, soprattutto in questi tempi di riorganizzazione e ripensamento della scuola perché non vada sprecata l’occasione, che pur infaustamente è stata offerta, di portare a consapevolezza e problematizzare quelle “leggi di pietra” (Rilke, p.21) che ancora raramente vengono messe in discussione, leggi che “non ci sono più affini, che sono rimaste indietro mentre la vita correva” (ibidem). 
La vita del mondo è nella scuola, o almeno dovrebbe entrare “sotto il pretesto delle diverse materie” (ivi, p.26), con tutte le sue possibilità e pericoli per sperimentare, favorire l’apprendimento, “promuovere l’esercizio del pensiero critico, curare il saper stare al mondo” (Antonacci, Guerra, 2018, p. 24), consentire ad ognuno di trovare il suo posto nel mondo, la sua ragione d’essere.
Una scuola dove “le settimane non scorrono tra le dita con la monotona rapidità del rosario. I giorni cominciano sempre nuovi, recando cose inattese e attese e sorprendenti”. […] E la materia che deve essere appresa in comune si chiama: futuro” (Rilke, pp.26-28).


lunedì 13 aprile 2020

Un giornalino di classe ovvero i nostri primi 50 giorni di didattica a distanza

Dopo cinquanta giorni di didattica a distanza, è possibile tracciare un piccolo bilancio di tutto ciò che ognuno di noi ha provato a mettere in campo, insieme ad una valutazione di quello che finora ha funzionato di più e meglio. Una delle frustrazioni più grandi che da subito, dall'inizio di marzo, abbiamo avvertito come team di insegnanti, è stata la mancanza di quella circolarità, di quei ritorni e di quegli scambi tra compagni e maestri che la vera scuola ci aveva consentito fino al 21 febbraio. Se, con fatica, la mancanza di contatti e comunicazioni aveva, seppur in minima parte, trovato un palliativo nelle video-chat e, successivamente, nelle video lezioni, l'esigenza che si manifestava come più impellente era quella di trovare un canale che permettesse a tutti di sapere cosa ciascuno restituiva e quindi pensava, inventava, rifletteva. Di fronte all'invito, ad esempio, di immaginare un finale per una storia, di cui avevamo raccontato solo l' inizio, perché accontentarsi del semplice scambio, seppur preziosissimo, bambino-maestro ?  Come fare in modo che tutti conoscessero quello che gli altri avevano pensato e scritto, così da toccare con mano i mille finali possibili di una storia? È nata in questo modo l' idea del giornalino di classe che documentasse e tenesse traccia dei pensieri dei bambini, rispetto agli stimoli dati durante la settimana. Ne é nato uno strumento che, insieme a narrare ed a custodire ciò che accade, rilancia nelle case i pensieri e le idee, il confronto tra la mia storia e quella degli amici, insieme alla possibilità di riannodare, anche se solo virtualmente, i volti che sorridono dalle mille foto che raccontano le attività quotidiane di ciascuno, i suggerimenti per il tempo libero, la condivisione di invenzioni, ricette ed anche nuove competenze che, nel frattempo, si vanno acquisendo! 




lunedì 16 marzo 2020

Ancora sulla didattica a distanza

In questi giorni che oscillano per ognuno in modo diverso tra preoccupazione e disoccupazione, tra tempo senza sosta e tempo sospeso, tra frenesia e silenzio, vorremmo segnalare a insegnanti e genitori una risorsa messa a disposizione dalla versione on line del quotidiano "La Repubblica", come occasione per provare a stare nello spaesamento di questo periodo aprendosi al confronto con gli altri attraverso esempi di didattica on line.

Repubblica@SCUOLA - Il giornale web con gli studenti è un progetto didattico per primarie, medie e superiori arrivato alla sua 20esima edizione, che offre numerosi e interessanti spunti per continuare a esplorare il mondo insieme a distanza, mantenendo vivi partecipazione e desiderio di conoscere. Gli studenti iscritti al progetto partecipano a un campionato che comprende sfide creative nelle sezioni: “Studente Reporter”, “Gara della Didascalia”, “La Mia Foto”, “Prima Pagina” e “Il Mio disegno”. Oltre alle sfide, il portale offre agli studenti occasioni di lettura e confronto con testimonianze di loro pari, video lezioni d’autore, una raccolta di appuntamenti in collaborazione con Google in cui sono affrontati temi legati alle opportunità e alle criticità della comunicazione nel web e altre iniziative che mano a mano vengono aggiunte. Anche qualora il proprio Istituto non abbia aderito al progetto e quindi non ci sia possibilità per gli studenti di partecipare al campionato, ci interessa segnalare questo progetto e invitiamo gli insegnanti a navigare nelle sue molteplici proposte sia per riflettere sull’idea di apprendimento che lo anima, sia come possibile fonte di ispirazione per la didattica on line di questi giorni.

La situazione attuale se da un lato ci impone di sospendere il giudizio, di fare epochè, azione necessaria per comprendere l'irrompere di questo nuovo evento non ancora comprensibile in tutta la sua portata di cambiamento, dall’altra ci offre la possibilità di esplorare nuove pratiche come quelle proposte da Repubblica@Scuola; per riflettere come la dimensione del gruppo, anche se connesso on line e non in presenza, sia centrale nell’apprendimento; per esplorare le potenzialità di spazi informali e tempi dilatati quali quelli domestici; per provare a procedere a costruire la conoscenza attraverso domande, sfide, esplorazioni; per provare a trovare senso nel quotidiano attraverso la sua documentazione; per legare attraverso la tecnologia, persone e memoria per restituire la testimonianza del quotidiano; per non fermarsi alla cronaca dei fatti ma immaginare nuovi significati attraverso rappresentazioni poetiche, rime, fumetti e narrazioni.

In ultimo, in particolare, ci sta a cuore segnalare il progetto “ESPLORATORI DELL’INATTESO” per sperimentare e esplorare la meraviglia nel quotidiano.

venerdì 6 marzo 2020

KEEP CALM AND SPEAK ENGLISH!



In questi giorni, strani e privi di riferimenti, in cui anche noi insegnanti ci sentiamo un po’ smarriti, rincuora la possibilità di poterne approfittare, per approfondire il tema della didattica a distanza ed, insieme ad esso, esplorare le opportunità che le nuove tecnologie ci offrono, per  integrare l’insegnamento dal vivo. 
Colgo allora l'occasione per condividere una ricerca, che conduco da diversi anni, sulle strategie più  efficaci per integrare l’insegnamento della lingua inglese, materia che a fatica e forzatamente viene imbrigliata nelle maglie disciplinari, in quanto lingua viva, strumento per giocare, per esprimersi e comunicare contenuti e pensieri, in modo alternativo al proprio, e quindi difficile da apprendere nelle poche ore settimanali a disposizione. In quanto lingua viva, necessita di essere fruita, frequentata e giocata il più possibile dai bambini e dai ragazzi. Per questo, insieme ad altri colleghi della mia scuola, ho costruito un ambiente online, chiamato English Corner, dove le varie classi possono trovare giochi, proposte, video e suggerimenti, per migliorare il proprio inglese da casa. Credo che possa essere  particolarmente utile lo spazio dedicato ai siti web, dove abbiamo raccolto le risorse che ci sono parse maggiormente  interessanti, una fra tutte il meraviglioso sito del British Council che offre una piattaforma per KIDS e una per TEENS, davvero accattivanti e coinvolgenti.
Non ci resta allora che continuare ad esplorare e sperimentare nuove strade, affinchè i nostri ragazzi si appassionino sempre di più a questa magnifica lingua!  

martedì 3 marzo 2020

Didattica a distanza

Cari insegnanti, nel Manifesto Una scuola si parla di anche dei linguaggi della tecnologia e di come questi possano declinarsi al servizio di una didattica innovativa. 

“In questa scuola la ​tecnologia si propone innanzitutto come ulteriore linguaggio intelligente a disposizione della ricerca, sempre in dialogo con i molti altri linguaggi dei soggetti. La tecnologia non si pone qui come panacea per la soluzione di problemi educativi, come in molti modelli futuristi senza radici, ma come strumento al servizio della documentazione e della trasformazione dei contesti, dei linguaggi e delle relazioni, con un pensiero critico e riflessivo sui problemi e i disagi che la sua rapida e irreversibile trasformazione impone in ogni contesto educativo, insinuandosi nelle maglie più strette delle relazioni tra bambini, adulti e ragazzi”.

In questi giorni, fatti anche di scuole chiuse e di tempo per leggere, imparare, sperimentare nuove forme e nuove strategie, è possibile cercare su web i tantissimi strumenti già a disposizione degli insegnanti, per alimentare la didattica, anche a distanza. Senza pensare a processi di sostituzione dell'insegnamento dal vivo, si possono utilizzare come supporto e integrazione, soprattutto in questo momento di pausa. Un invito a cercare su Youtube, canali social, motori di ricerca web, i tanti siti, testi, video, presentazioni, mappe, esercizi e tanto altro materiale già esistente. Strumenti che possono essere condivisi con i vostri studenti, di tutte le età e possono essere utilizzati anche in modo creativo e personalizzato.
Buona ricerca e buona sperimentazione.

venerdì 31 gennaio 2020

Terza edizione del Corso di Alta formazione Innovare la scuola - Università di Milano-Bicocca

Entro il 18 febbraio è possibile iscriversi al corso di Alta formazione Innovare la scuola, che quest'anno è alla sua terza edizione.
Il percorso intende rispondere al bisogno di innovazione manifestato dalla scuola, in particolar modo negli ultimi anni, proponendosi come un’occasione di riflessione, confronto e apprendimento in e tra contesti di innovazione scolastica, per educatori e insegnanti della scuola dell'infanzia, primaria e secondaria.
A partire dalla proposta pedagogica e didattica delineata nel Manifesto pubblicato con il nome di “Una scuola”, il percorso si propone di sollecitare e potenziare attraverso un approccio di apprendimento esperienziale competenze educative e didattiche utili per progettare e innovare gruppi, spazi e tempi, ambiti disciplinari e strumenti di documentazione e valutazione. In tal senso, il percorso affronta alcune metodologie didattiche attente alla trasformazione degli ambiti curricolari, come suggerito dalle più recenti indicazioni nazionali e internazionali, e alla promozione dello sviluppo delle competenze chiave.



Questo il calendario del corso, sempre con orario 15.00-19.00:
1, 15 e 29 aprile, 13 e 27 maggio, 10 e 24 giugno, 1 luglio, 16 e 30 settembre, 14 e 28 ottobre 2020.

Il bando con le informazioni e le modalità di iscrizione si trova sul sito www.unimib.it e in particolare a pag. 10-11 di questo documento.


martedì 28 gennaio 2020

Presentazione del libro Una scuola possibile a Sondrio 08 febbraio 2020

Sabato 8 febbraio 2020 alle ore 16.30 presso l'Istituto comprensivo Paesi Orobici, via Gianoli, 16 a Sondrio si discuterà di una scuola in trasformazione a partire dalla presentazione del libro Una scuola possibile, a cura di Francesca Antonacci e Monica Guerra, edizioni FrancoAngeli.

Sarà un'occasione per discutere intorno alle trasformazioni della scuola, come orizzonte di possibilità concreta  a partire dal Manifesto e dalle diverse esperienze presentate nel libro.


sabato 20 aprile 2019

Contro i bambini. Memorie di una brava maestra

R. Santoro (2019), Contro i bambini. Memorie di una brava maestra, Il Saggiatore, Milano


È stato emozionante trovarsi tra le mani i pensieri di una persona che ha affidato al caso la possibilità che le sue ultime riflessioni potessero essere ritrovate da qualcuno, o nessuno - eventualità che avrebbe comunque permesso all’autrice di restare viva perché le sue pagine avrebbero potuto nutrire le termiti o fare da nido a qualche insetto peloso.
È stato emozionante seguire il filo dei pensieri e delle esperienze di una vecchia insegnante che, per caso, ha intrapreso una professione che l’avrebbe coinvolta e travolta per oltre quarant'anni, a cui avrebbe dedicato la vita.
Condividiamo uno dei suoi pensieri, a volte pungenti ma autentici, che problematizzano l’immaginario dell’infanzia e aprono riflessività sulle teorie che, acriticamente e perpetuamente, guidano le pratiche educative e scolastiche.

“Amo i bambini, nonostante il loro carattere irrequieto e tutti i problemi che danno se tornassi indietro sceglierei comunque la strada dell’insegnamento.
[…] Ho sempre provato a mettermi sul piano dei bambini, a comprendere le loro ragioni, a parlare la loro lingua. Ovviamente ho fallito, non per mia incapacità ma in quanto era già in partenza una missione impossibile. La mente di un bambino è una cosa senza forma, malleabile, nei loro pensieri c’è tutto e il contrario di tutto continuamente. È impossibile riuscire a insegnargli qualcosa, cercare di catturare la loro attenzione con gli avverbi e le tabelline è come provare a fermare un fiume in piena con un ramoscello. Forse l’insegnamento in sé è un grande errore, i metodi scolastici fanno acqua da tutte le parti e la rigidità con cui ci si ostina a educare i bambini assomiglia a quella di un militare nell’addestramento dei cani da fiuto. È che continuiamo a pensare a loro come se fossero degli apprendisti adulti, e alla scuola come a un corso di formazione per ottenere l’attestato dei grandi. Dovremmo cambiare tutto, ripensare il sistema dal fondo, ma ormai sono troppo stanca per fare la rivoluzione nel mondo” (pagg. 107-108).

mercoledì 13 febbraio 2019

Per una valutazione descrittiva, amplificante e poetica

Cosa significa valutare l'andamento scolastico? Quale relazione possibile esiste tra valutazione e documentazione dei processi di apprendimento? 

Vi proponiamo la visione di un blob (già proiettato al Seminario "Il sogno di una scuola"), per provocare l'immaginario e le rappresentazioni che possediamo sulla valutazione scolastica, perchè percezioni e aspettative condizionano le possibilità di imparare, crescere, diventare.




«La valutazione è una dimensione interpretativa, ha a che fare con il senso delle cose, che devono essere continuamente tradotte per essere comprese dai diversi attori in gioco. I bambini e i ragazzi nella scuola dovrebbero essere osservati, ascoltati, interpellati, valorizzati (Montessori, 1950), attraverso strumenti e occasioni permanenti: la documentazione dei progetti e dei processi è lo strumento che sostiene questa possibilità, a partire dal quale è poi possibile anche costruire le valutazioni. Ma anche gli insegnanti dovrebbero essere continuamente osservati e ascoltati, valorizzati attraverso strumenti e occasioni permanenti: la documentazione del loro lavoro dovrebbe andare di pari passo con quella degli allievi. Ogni insegnante dovrebbe dotarsi di strumenti di autosservazione, di descrizione delle proprie condotte per comprendere il proprio modo di lavorare e continuamente metterlo in relazione con le prestazioni dei propri allievi. Dovrebbero infine essere previsti permanenti momenti di osservazione reciproca, con occasioni di supervisione di gruppo. In questo senso, nella scuola non dovrebbero esserci valutazioni in voti, né in giudizi standardizzati per nessuno (Illich, 1968), ma valutazioni descrittive, amplificanti, poetiche, ricche (Antonacci, in Mottana 2009).»

estratto dal manifesto di Una scuola un progetto di Francesca Antonacci e Monica Guerra.

venerdì 12 ottobre 2018

Una scuola al Convegno Didattiche 2018

Al Convegno Didattiche 2018 organizzato dal Centro Studi Erickson abbiamo portato, prima in plenaria e poi in un workshop, il nostro progetto di Una scuola.
Grazie per l’invito, per la calda accaoglienza e l’interesse che ci avete mostrato.








giovedì 11 ottobre 2018

Una scuola possibile: il libro

Finalmente è arrivato: il libro edito da Franco Angeli che racconta il nostro Manifesto, le prime esperienze che ha originato, altre esperienze di scuole possibili.
Una scuola possibile, grande o piccola, che non teme di trasformarsi.



lunedì 1 ottobre 2018

Il corso di formazione Innovare la scuola

Torna il nostro corso di formazione sul progetto Una scuola.
Dal 3 aprile presso l’Università di Milano-Bicocca, sei pomeriggi per discutere di un’altra scuola possibile.
A breve le prime informazioni.


mercoledì 20 giugno 2018

Tra scuola e politica

Fare una scuola viva è un atto politico straordinario, perché è un esercizio di partecipazione continuo, una esperienza democratica tangibile, una possibilità di trasformazione per ciascuno, adulto o bambino, che vi prende parte.
A ognuno è chiesto continuamente di prendere posizione, di rinnovare l'adesione, di guardare a sè ma essendo capace di cercare il meglio per tutti. E questo costa fatica, è certo.
Quando succede, però, ogni insegnante, ogni genitore, ogni bambino, trova il suo posto, si sente a casa, sa di poter dire e fare, abitando la scuola come luogo che gli appartiene.
E così riconosce il senso del suo impegno quotidiano in un progetto che può davvero cambiare le cose, permettendo a ognuno di dare il meglio che può.
Allora, come ha raccontanto una bambina, succede che "prima eri solo, poi sei un gruppo". E la scuola diventa davvero un posto dove crescere, come singoli e come comunità.








mercoledì 24 gennaio 2018

Certe sere, Una scuola

Pensare una scuola diversa è un sogno bellissimo, di quelli che si coltivano per anni, studiando, lavorando, progettando.
Provare a farla è un impegno enorme, faticoso, incerto: tutta la bellezza che si desidera chiede un lavorio costante, un aggiustamento continuo, una paziente ma fervida attesa.
Lungo la strada ci sono inciampi, scoraggiamenti, dubbi, entusiasmi, tutti insieme, in un "caos primordiale" promettente, ma mischiato e scomposto, ogni volta da rimettere in fila.
Poi arriva una sera come questa, in cui insegnanti e genitori si ritrovano per una riunione che non sembra una riunione, gli uni accanto agli altri a raccontarsi quel che sta accadendo, con i bambini al centro dei pensieri e una gran voglia di condividere cosa possa davvero significare offrire loro contesti in cui apprendere senza ansie da prestazione, senza voti a fare da motivazione estrinseca, senza omologazioni, ma per il piacere di capire, conoscere, imparare.
Una sera a nasi in su, a leggere tracce di documentazioni che raccontano percorsi, stili, domande di tutti e di ognuno.
Una sera a far circolare emozioni buone intorno a parole - colloqui, pagelle, compiti... - che spesso sono accompagnate da ben altri sentire.
È in sere come queste che si fa tangibile il sogno di una scuola diversa. Anzi, il sogno di un paese.
Grazie a ciascun insegnante, a ciascun genitore, a ciascun bambino. Uno per uno.
Francesca e Monica



sabato 16 settembre 2017

La scuola dei miei sogni (E' realtà)

La scuola dei miei sogni è una scuola che mette al centro, per davvero, il bambino. E non le sue prestazioni.
La scuola dei miei sogni è aperta, fisicamente e ideologicamente. Nella scuola dei miei sogni non esistono voti, irreali etichette misuratrici di un'irreale oggettività. La scuola dei miei sogni è una scuola che apre le braccia alla soggettività, all'individualità, alla diversità. Nella scuola dei miei sogni i bambini non sono seduti ai banchi per sei ore al giorno, ma sono in continuo movimento, esploratori del mondo, del conoscere e di sé stessi.
Nella scuola dei miei sogni gli apprendimenti avvengono attraverso l'esplorazione, la ricerca, le domande, attraverso il "fare cose".
La scuola dei miei sogni vive di tempi distesi, dilatati, perché nella scuola dei miei sogni non c'è motivo di inseguire un programma (addobbato a "Programmazione didattica") che detta il cosa e il quando da troppo tempo.
Nella scuola dei miei sogni si ride molto.
La scuola dei miei sogni è un ambiente famigliare, dove le famiglie, per l'appunto, sono viste come qualcuno con cui darsi la mano, e non come dei disturbatori da tenere più lontano possibile.
Nella scuola dei miei sogni i bambini sono valutati attraverso lettere, racconti, sguardi, osservazioni; e anche i genitori entrano in gioco nella valutazione dei figli, con uno sguardo diverso, nel rispetto dei ruoli.
Nella scuola dei miei sogni si impara la matematica andando al mercato, l'italiano incontrando persone, la geografia muovendosi per la città.
Nella scuola dei miei sogni non si fa il catechismo.
La scuola dei miei sogni non prevede classi rigide, ma gruppi di lavoro aperti, fluidi, in cui gli insegnanti accompagnino, rilancino o lancino questioni, facciano da supporto e guida, ma non facciano in nessun modo credere che il sapere sia così come qualcuno lo dice.
Nella scuola dei miei sogni si insegna ad avere cura dell'ambiente, quello della scuola e quello naturale, e per farlo, semplicemente, lo si vive.

Nella scuola dei miei sogni le regole sono condivise e proposte dai bambini stessi.
Nella scuola dei miei sogni la fatica e la noia sono formative, perché piene di senso.
Nella scuola dei miei sogni si ride molto (l'ho già detto?).
Ogni bambino, della scuola dei miei sogni, ha sempre con sè mantella e stivali, perché se piove un poco sarà ancora più divertente l'esplorazione.
Nella scuola dei miei sogni non esiste il "sussidiario", ma si leggono libri "veri". O si costruiscono.
La scuola dei miei sogni è pubblica.
All'intervallo, nella scuola dei miei sogni, si può giocare a calcio.
Nella scuola dei miei sogni esistono le frustrazioni, ma ognuno è accompagnato a superarle.
Nella scuola dei miei sogni i compiti a casa sono quelli di rivivere, sotto uno sguardo diverso, esperienze e scoperte fatte a scuola, semplicemente raccontando o giocando, con mamma e papà.
La scuola dei miei sogni è un luogo di accoglienza, un luogo caldo, di amicizia, di gioia e di rilassatezza. E' un luogo dove si ride, si piange, si litiga, si fa la pace.
Ci si emoziona.
La scuola dei miei sogni ho in qualche 
modo contribuito a farla nascere e a renderla realtà. E da qualche giorno, grazie al cielo (chiamiamolo "cielo"...) ho la possibilità di lavorarci.
Sono fortunato.
L.T.

venerdì 30 giugno 2017

Esplorazioni e condivisione nella presentazione di Una Scuola ai genitori

Lunedì, 26 giugno, con trepidazione le ricercatrici, le tirocinanti, gli insegnanti, la dirigente e  tutto il personale della scuola aspettavano i genitori dei 59 bambini iscritti alla classe prima della scuola primaria IV novembre a Varese.
In un grande cerchio abbiamo presentato il progetto di innovazione scolastica che partirà a settembre, raccontando la nostra passione e le nostre proposte raccolte nel Manifesto per Una scuola.
Dopo una breve presentazione abbiamo attivato tutto il gruppo in una esplorazione collettiva che ha scompaginato l'immaginario della "riunione genitori" e ha messo in moto energie, idee e curiosità di tutti i presenti.
Si sono formati piccoli gruppi di famiglie che hanno affrontato il temporale imminente per cercare in giardino "piccole meraviglie", o "strumenti di misura", o "oggetti che suonano" e per costruire piccoli musei con gli oggetti trovati, indicando per loro storie, collegamenti, descrizioni.
Abbiamo poi raccolto le loro storie e i loro progetti, tutti stupefacenti, intercettando anche sorrisi e una sensazione diffusa di benessere, e tutto questo A SCUOLA!
Grazie genitori, grazie insegnanti, personale non docente e dirigente, grazie per questo inizio così carico di bellezza.