Una scuola, per come la pensiamo, intende essere radicale, nel senso che non è interessata a
porsi come buonista, edulcorata, paladina a parole di buoni sentimenti,
albergando invece tutti gli altri in modo latente. Tutti i temi sono dunque
ammessi; di tutto si può parlare e tutto può essere argomento di apprendimento
e educazione.
lunedì 12 maggio 2014
Fondamenti 4: radicalità e utopia
lunedì 21 aprile 2014
Fondamenti 3: i contesti per l'apprendimento
Il ruolo dell'insegnante nella scuola che sogniamo è leggero, indica, mostra, suggerisce, mentre un ruolo centrale è affidato ai contesti per l’apprendimento, che sono il nucleo della progettazione dei saperi da parte degli insegnanti.
I percorsi di apprendimento intendono svilupparsi a partire dagli spazi, in modo più rispondente alla naturale inclinazione dei soggetti di abitare il mondo, di porsi domande in relazione ai contesti che abitano, in funzione ai bisogni che incontrano e alla curiosità di ciascuno.
In ragione di ciò, e della multidisciplinarietà che si intende perseguire, i contesti per l’apprendimento sono complessi, intriganti, variabili, intrisi di passione e parlano con linguaggi differenti che vivono uno accanto all'altro, complementariamente, uno funzionale all'altro, con strumenti che vengono scelti sulla base di ciò che è utile per approfondire la ricerca.
Sempre per questa ragione, la scuola è organizzata per gruppi fluidi, talora omogenei e talora eterogenei per età, dunque senza divisioni rigide e stabili (la separazione per classi di età è da “laboratorio”, standardizza il processo di apprendimento, mentre la vita naturale ci insegna da sempre a costruire/aiutare per i più piccoli e osservare/imitare i più grandi).
Anche gli orari sono fluidi, proprio per favorire la dinamicità dei movimenti e delle ricerche in corso, senza spezzare i processi di apprendimento perché è finita l’ora.
Le relazioni sono centrali e il gruppo è la dimensione prevalente dell’esperienza, non perché non ci sia spazio per la ricerca individuale, sempre liberamente possibile, ma perché il gruppo è il luogo dove si confluisce per mettere in comune, approfondire, discutere, per condividere l’emozione di imparare, con un progetto di comunità. E perché la conoscenza si genera insieme.
I percorsi di apprendimento intendono svilupparsi a partire dagli spazi, in modo più rispondente alla naturale inclinazione dei soggetti di abitare il mondo, di porsi domande in relazione ai contesti che abitano, in funzione ai bisogni che incontrano e alla curiosità di ciascuno.
In ragione di ciò, e della multidisciplinarietà che si intende perseguire, i contesti per l’apprendimento sono complessi, intriganti, variabili, intrisi di passione e parlano con linguaggi differenti che vivono uno accanto all'altro, complementariamente, uno funzionale all'altro, con strumenti che vengono scelti sulla base di ciò che è utile per approfondire la ricerca.
Sempre per questa ragione, la scuola è organizzata per gruppi fluidi, talora omogenei e talora eterogenei per età, dunque senza divisioni rigide e stabili (la separazione per classi di età è da “laboratorio”, standardizza il processo di apprendimento, mentre la vita naturale ci insegna da sempre a costruire/aiutare per i più piccoli e osservare/imitare i più grandi).
Anche gli orari sono fluidi, proprio per favorire la dinamicità dei movimenti e delle ricerche in corso, senza spezzare i processi di apprendimento perché è finita l’ora.
Le relazioni sono centrali e il gruppo è la dimensione prevalente dell’esperienza, non perché non ci sia spazio per la ricerca individuale, sempre liberamente possibile, ma perché il gruppo è il luogo dove si confluisce per mettere in comune, approfondire, discutere, per condividere l’emozione di imparare, con un progetto di comunità. E perché la conoscenza si genera insieme.
lunedì 24 marzo 2014
Fondamenti 2: la dimensione del gioco e dell'esplorazione
La struttura ludica deve informare tutte le esperienze della scuola, nel senso che esse
devono coinvolgere come in un flusso (Csikszentmihalyi, 1990).
Ma non perché il gioco alleggerisce l’apprendimento, bensì perché il gioco insegna a impegnarsi e a fare fatica, con un orizzonte di senso. Perché il gioco è intrinsecamente una esperienza di crescita, comprensione, amplificazione, sotto il segno della libertà: ci si impegna liberamente quando si gioca, perché il gioco è l’attività di "superamento volontario di ostacoli non necessari" (Suits, 2005). Così dovrebbe essere anche nei contesti educativi. La complessità dell’imparare discende allora da una scelta di superamento dei propri ostacoli o impedimenti per un desiderio di conoscenza e di trasformazione (Antonacci, 2012). Apprendere deve partire da una domanda di senso, per ogni singolo soggetto, insegnante e studente. L’ispirazione esplicita alla scuola Quest To Learn nasce proprio dalla connessione tra gioco e apprendimento, dove il primo non è strumento tecnico subordinato al secondo, ma dove mondi interconnessi si nutrono reciprocamente grazie alla motivazione. L'orientamento è alla costruzione di domande di esplorazione (Smith, 2012; Guerra, 2013), ricerca e trasformazione, senza materie separate, categorizzazioni e scatole disciplinari. Obiettivo è la costruzione di un habitus alla ricerca, che inviti ad andare in profondità attraverso un esercizio costante.
Ma non perché il gioco alleggerisce l’apprendimento, bensì perché il gioco insegna a impegnarsi e a fare fatica, con un orizzonte di senso. Perché il gioco è intrinsecamente una esperienza di crescita, comprensione, amplificazione, sotto il segno della libertà: ci si impegna liberamente quando si gioca, perché il gioco è l’attività di "superamento volontario di ostacoli non necessari" (Suits, 2005). Così dovrebbe essere anche nei contesti educativi. La complessità dell’imparare discende allora da una scelta di superamento dei propri ostacoli o impedimenti per un desiderio di conoscenza e di trasformazione (Antonacci, 2012). Apprendere deve partire da una domanda di senso, per ogni singolo soggetto, insegnante e studente. L’ispirazione esplicita alla scuola Quest To Learn nasce proprio dalla connessione tra gioco e apprendimento, dove il primo non è strumento tecnico subordinato al secondo, ma dove mondi interconnessi si nutrono reciprocamente grazie alla motivazione. L'orientamento è alla costruzione di domande di esplorazione (Smith, 2012; Guerra, 2013), ricerca e trasformazione, senza materie separate, categorizzazioni e scatole disciplinari. Obiettivo è la costruzione di un habitus alla ricerca, che inviti ad andare in profondità attraverso un esercizio costante.
lunedì 24 febbraio 2014
Fondamenti 1: la dimensione della comunità
La dimensione della comunità e quella del gruppo
sono al centro, non il bambino. Il benessere personale è sempre in dialogo con
quello collettivo, senza diminuirne la libertà: il singolo si pone più la
domanda di come creare un mondo migliore che di come essere “soddisfatto"
del proprio percorso e della propria evoluzione (Fielding e Moss 2014).
La scuola deve essere condivisa per consentire di far fluire
pensieri, idee, conoscenze e per diminuire le barriere.
Per questo deve orientarsi alla partecipazione, sia
delle famiglie sia della comunità più ampia. Le famiglie sono partner con cui
discutere gli orientamenti, in una suddivisione dei ruoli che non lasci spazi ad equivochi sulle rispettive responsabilità educative; in
tal senso sono pensati strumenti di comunicazione e documentazione che rendano possibile
comprendere in profondità i percorsi e le proposte della scuola, nell'ottica delineata dagli approcci orientati alla partecipazione, alla coeducazione, al parternariato….
Il
rapporto con la comunità più ampia ha l'obiettivo di sostenere il dialogo tra
la forma interna della scuola e quella esterna, perché sia possibile incidere
sul dentro e sul fuori. In quest'ottica, la vita esterna entra nella scuola, ad
esempio attraverso l'attenzione ai lavori, alle politiche, alle organizzazioni.
martedì 28 gennaio 2014
Una scuola
Una scuola è un progetto per pensare concretamente
approcci di educazione scolastica qualificati, con uno sguardo rivolto ai modelli esistenti di rivoluzione dell'impostazione scolastica tradizionale e
uno alle trasformazioni del contemporaneo.
Il progetto nasce da due pedagogiste, ricercatrici presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università di Milano-Bicocca e attive nella ricerca e nella formazione sul campo. L’idea di “Una scuola” ha origine a partire da queste esperienze professionali, ma anche da conversazioni appassionate, colme sia di riconoscimenti e accordi che di scontro e frizione, comunque tese ad incarnare una possibilità di scuola che molte buone pratiche, in Italia e all'estero, mostrano realizzabile (tra queste, Movimento di Cooperazione Educativa, Senza Zaino, Progetto di Educazione Alternativa Reevo).
Una scuola è una tensione a ricercare i tratti che
rendono una proposta scolastica significativa per coloro che la vivono,
attraversando il tempo e lo spazio e mettendo in connessione esperienze passate
e presenti.
Una scuola è un desiderio.
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