lunedì 2 marzo 2015

Accendiamo, non riempiamo, la scuola

I giovani non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere, Quintiliano -
Institutio oratoria

martedì 3 febbraio 2015

"Le due scuole"

Al mondo ci sono due tipi di scuole. In uno si insegnano tutte le cose vere: chi ha veramente fondato Roma, qual è veramente la montagna più alta del mondo, chi vive veramente sott’acqua. Nell’altro, invece si insegnano tutte le cose false: che Roma l’ha fondata Remo o Numa Pompilio, e che sott’acqua ci stanno draghi e sirene.
Fra i due tipi di scuole c’é una bella differenza. Di verità ce n’è una sola: se è vero che Romolo ha fondato Roma, non può esser vero che l’ha fondata nessun altro. Quindi i bambini che vanno a questo tipo di scuola imparano tutti le stesse cose, e quando le hanno imparate passano il tempo a ripeterle: «Roma è stata fondata da Romolo», «Sott’acqua ci vivono i pesci» eccetera eccetera. In ogni momento dell’anno, se entrate in una scuola così ci trovate tutti i bambini che ripetono la stessa cosa, per esempio che Roma è stata fondata da Romolo. Se uno sgarra e dice che Roma l’ha fondata qualcun altro, gli danno dell’asino. Perchè in queste scuole si insegna la verità, e di verità ce n’è una sola.
A lungo andare, anche i bambini che vanno a queste scuole diventano tutti uguali: hanno tutti un grembiulino bianco, i capelli rossi e neri e gli occhi gialli e blu, e mangiano tutti il gelato alla crema di ribes. Quando crescono, vogliono tutti una macchina grande grande, con dentro il telefono e il frigorifero e la lavatrice.
L’altro tipo di scuola è molto diverso. Siccome per ogni cosa vera ci sono infinite cose false, ogni scuola di questo tipo insegna ai bambini cose diverse, anzi ogni bambino in una scuola così impara cose diverse dagli altri. Uno impara che Roma l’ha fondata Remo, un altro che l’ha fondata Numa Pompilio e un altro ancora che l’ha fondata suo zio Gustavo, che tanto non ha mai niente da fare. Se entrate in una scuola così ci trovate un gran pandemonio, con tutti i bambini che raccontano storie diverse e nessuno può dire a un altro che ha torto perchè tanto hanno torto tutti e lo sanno in partenza. E i bambini, anche, sono diversi: uno ha gli occhi verdi e un altro bianchi, uno ha il naso davanti e un altro dietro, uno porta il grembiule e un altro lo scafandro. Quando crescono, uno vuole una macchina con dentro il frigorifero e un altro un frigorifero con dentro la macchina, uno va in giro con il vestito e la cravatta e un altro senza cravatta e senza vestito.
Il problema adesso è: quale di queste è una scuola davvero?

In Ermanno Bencivenga, La filosofia in trentadue favole, Mondadori, Milano, 1991

lunedì 5 gennaio 2015

Fondamenti 10: pluralità e spirituailità

Una scuola è il luogo ideale per l'esercizio della divergenza e della differenza. Non attraverso progetti momentanei, nè attraverso visioni pacificate ed edulcorate, ma nella pratica quotidiana e costante di una pluralità di lingue, culture, pensieri che possano mostrare le loro congiunzioni come le loro distanze. Ogni occasione per mettere in dialogo con ciò che appare diverso da sé viene colta, per poterne discutere, per poterlo conoscere. Perché ciò che si conosce non è più vissuto come pericoloso.
Coerentemente, la scuola che immaginiamo non prevede ore dedicate all'insegnamento della religione, ma la possibilità di fare posto ai diversi credo, e soprattutto spazio e tempo sono dedicati alla possibilità da parte di ciascuno di coltivare la propria spiritualità, come individuo in dialogo con gli altri individui e con le energie che abitano il mondo, oltre che con le parti più profonde di sé.

lunedì 1 dicembre 2014

Fondamenti 9: la Natura e il mondo

La scuola che vogliamo è aperta al mondo, dunque in dialogo con l'esterno nella sua dimensione sia ambientale che sociale.
Qui bambini e ragazzi hanno la possibilità di riconoscersi come parte di quella Natura cui appartengono. Qui la sostenibilità è un valore da praticare, nel rapporto quotidiano con l’ambiente a partire dal quale può nascere il rispetto per il mondo che solo la conoscenza e la familiarità possono dare. Qui, a contatto con un contesto che pone naturalmente questioni, si può sperimentare una didattica che interroga il mondo, nella sua intrinseca interdisciplinarità: l'esperienza in Natura contiene simultaneamente ogni linguaggio e permette di muoversi attraverso ambiti differenti senza strappi, ma in continuità. Qui, ancora, si scopre l'appartenenza ad luogo e ad una comunità, esercitando la propria socialità spontanea, ma anche la propria responsabilità.
Per tutte queste ragioni, la Natura è maestra: il tempo all'esterno, dunque, è uguale, per importanza ma anche per quantità, a quello all'interno della scuola. Uscire non è, cioè, intervallo, pausa, diversivo, ma occasione di esperienza all'ennesima potenza, dove corpo e mente lavorano insieme, dove l'insegnante può fare un passo indietro, dove bambini e ragazzi trovano un contesto naturalmente provocante per le loro intelligenze.

lunedì 3 novembre 2014

Fondamenti 8: memoria e mnemotecnica

Nella scuola che sogniamo ci piace dare un particolare valore alla parola memoria.
Se infatti da un lato abbiamo una grande curiosità e attenzione per l'innovazione di processi e strumenti, al tempo stesso vogliamo preservare la memoria, che non è semplicemente un serbatoio di nozioni, idee o ricordi, nè una tecnica, ma un vero e proprio processo cognitivo. La memoria è conoscenza, da un lato attenta alla storia personale, alla propria biografia e al proprio processo di trasformazione tra crescita, involuzioni, voli e ritorni.
Ma è anche processo dall'altro lato di comprensione della storia nella comunità, nei gruppi, nelle società e nel mondo, è la comprensione del senso di appartenenza alla trama più ampia del vivere comune e dell'apprendere nei gruppi nei quali si vive.
La memoria deve essere anche esercizio e passione, poiché è una tecnica del cuore (imparare a memoria in altre lingue è imparare par coeur o by heart) e va alimentata. Per questo in una scuola pensiamo sia necessario recuperare l’antica arte della mnemotecnica per esercitarsi a ricordare, grazie a un lavoro che ha radici antiche. Questo è in sapere perduto e dimenticato (o quasi) che non ha nulla di meccanico o senza senso, perché si appoggia al mondo ritmico, musicale e poetico dell'arte, grazie a poemi, poesie, filastrocche, canzoni, conte e altri giochi.

lunedì 15 settembre 2014

Fondamenti 7: tecnologie per la scuola

Una scuola rivendica le radici dell'insegnare e dell'apprendere nella storia dei modelli educativi e didattici. Porsi come modello innovativo non significa rigettare la storia, ma di riprenderla per valorizzarne gli aspetti irrinunciabili e per recuperare quelli più trascurati e abbandonati.
Non si tratta di innovare per innovare, ma di rintracciare, nel passato come nel presente le tradizioni e le forme delle strutture e delle relazioni pensate per insegnare, come spazio simbolico e materiale di conservazione, rielaborazione e trasmissione della cultura nelle sue diverse forme. Ma una scuola ha lo sguardo rivolto anche al futuro perché si tiene aperta al cambiamento e sensibile alla tecnologia e ai processi di innovazione, come strumento di trasformazione del mondo che c’è in quello che sarà. In questa scuola la tecnologia si propone innanzitutto come ulteriore linguaggio intelligente a disposizione della ricerca, sempre in dialogo con i molti altri linguaggi dei soggetti. La tecnologia non si pone qui come panacea per la soluzione di problemi educativi, come in molti modelli futuristi senza radici, ma come strumento al servizio della trasformazione dei contesti, dei linguaggi e delle relazioni, con un pensiero critico e riflessivo sui problemi e i disagi che la sua rapida e irreversibile trasformazione impone in ogni contesto educativo, insinuandosi nelle maglie più strette delle relazioni tra bambini, adulti e ragazzi.

venerdì 4 luglio 2014

Fondamenti 6: il corpo

Il corpo c'è già a scuola, a scuola ci sono i corpi dei ragazzi e degli insegnanti che interagiscono continuamente, anche se in modo per lo più inconsapevole. Nella scuola che pensiamo esso dovrebbe essere più pensato e più attivo,  attraverso discipline di perfezionamento in una prospettiva di integrazione tra corpo e mente, come nelle arti performative (musica, danza, teatro, circo) o nelle discipline marziali, fondamentali per sperimentare le emozioni e il loro contenimento, ma anche la meditazione e lo yoga per dare spazio all'anima e alla spiritualità (Antonacci, 2012b).
Il corpo dovrebbe essere più valorizzato anche nella quotidianità della scuola, in ogni momento della giornata e in tutte le esperienze didattiche, perché l'apprendimento è dinamico e non avviene solo da seduti e fermi, ma in piedi, in movimento, sdraiati, a testa in giù.