"Ma siamo sicuri che la scuola sia ovunque così obsoleta? Siamo sicuri
che non si stia invece muovendo qualcosa? Se non sbaglio, stiamo
assistendo a un palpabile cambiamento, sia all’interno dell’istituzione
scolastica sia al di fuori, dove sempre più maestri e genitori sono alla
ricerca di alternative alla scuola tradizionale."
All'interno del reportage, che trovate qui, è riportato il link a un bellissimo saggio breve di Natalia Ginzburg che merita di essere letto
"Quello che deve starci a cuore, nell'educazione, è che nei nostri
figli non venga mai meno l'amore per la vita, né oppresso dalla paura di
vivere, ma semplicemente in stato d'attesa, intento a preparare se stesso
alla propria vocazione. E che cos'è la vocazione di un essere umano, se
non la più alta espressione del suo amore per la vita?"
lo trovate qui per intero.
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mercoledì 17 febbraio 2016
venerdì 24 luglio 2015
La prigione e la scuola
"Ai bambini la scuola non piace perché è - oso dirlo - una prigione. Ai bambini la scuola non piace perché, come ogni essere umano, anche loro bramano la libertà, e a scuola non sono liberi. [...] A scuola, così come nelle carceri per adulti, i reclusi sono tenuti a fare quanto gli viene detto e sono puniti se non lo fanno. In realtà gli scolari devono fare quanto gli viene detto per più tempo dei detenuti. Un'altra differenza, naturalmente, è che mettiamo gli adulti in prigione perché hanno commesso un crimine mentre i bambini li mettiamo a scuola per via della loro età ".
Peter Gray, Lasciateli giocare, Einaudi, Torino, p. 60-1.
Peter Gray, Lasciateli giocare, Einaudi, Torino, p. 60-1.
martedì 3 febbraio 2015
"Le due scuole"
Al mondo ci sono due tipi di scuole. In uno si insegnano tutte le cose vere: chi ha veramente fondato Roma, qual è veramente la montagna più alta del mondo, chi vive veramente sott’acqua. Nell’altro, invece si insegnano tutte le cose false: che Roma l’ha fondata Remo o Numa Pompilio, e che sott’acqua ci stanno draghi e sirene.
Fra i due tipi di scuole c’é una bella differenza. Di verità ce n’è una sola: se è vero che Romolo ha fondato Roma, non può esser vero che l’ha fondata nessun altro. Quindi i bambini che vanno a questo tipo di scuola imparano tutti le stesse cose, e quando le hanno imparate passano il tempo a ripeterle: «Roma è stata fondata da Romolo», «Sott’acqua ci vivono i pesci» eccetera eccetera. In ogni momento dell’anno, se entrate in una scuola così ci trovate tutti i bambini che ripetono la stessa cosa, per esempio che Roma è stata fondata da Romolo. Se uno sgarra e dice che Roma l’ha fondata qualcun altro, gli danno dell’asino. Perchè in queste scuole si insegna la verità, e di verità ce n’è una sola.
A lungo andare, anche i bambini che vanno a queste scuole diventano tutti uguali: hanno tutti un grembiulino bianco, i capelli rossi e neri e gli occhi gialli e blu, e mangiano tutti il gelato alla crema di ribes. Quando crescono, vogliono tutti una macchina grande grande, con dentro il telefono e il frigorifero e la lavatrice.
L’altro tipo di scuola è molto diverso. Siccome per ogni cosa vera ci sono infinite cose false, ogni scuola di questo tipo insegna ai bambini cose diverse, anzi ogni bambino in una scuola così impara cose diverse dagli altri. Uno impara che Roma l’ha fondata Remo, un altro che l’ha fondata Numa Pompilio e un altro ancora che l’ha fondata suo zio Gustavo, che tanto non ha mai niente da fare. Se entrate in una scuola così ci trovate un gran pandemonio, con tutti i bambini che raccontano storie diverse e nessuno può dire a un altro che ha torto perchè tanto hanno torto tutti e lo sanno in partenza. E i bambini, anche, sono diversi: uno ha gli occhi verdi e un altro bianchi, uno ha il naso davanti e un altro dietro, uno porta il grembiule e un altro lo scafandro. Quando crescono, uno vuole una macchina con dentro il frigorifero e un altro un frigorifero con dentro la macchina, uno va in giro con il vestito e la cravatta e un altro senza cravatta e senza vestito.
Il problema adesso è: quale di queste è una scuola davvero?
In Ermanno Bencivenga, La filosofia in trentadue favole, Mondadori, Milano, 1991
Fra i due tipi di scuole c’é una bella differenza. Di verità ce n’è una sola: se è vero che Romolo ha fondato Roma, non può esser vero che l’ha fondata nessun altro. Quindi i bambini che vanno a questo tipo di scuola imparano tutti le stesse cose, e quando le hanno imparate passano il tempo a ripeterle: «Roma è stata fondata da Romolo», «Sott’acqua ci vivono i pesci» eccetera eccetera. In ogni momento dell’anno, se entrate in una scuola così ci trovate tutti i bambini che ripetono la stessa cosa, per esempio che Roma è stata fondata da Romolo. Se uno sgarra e dice che Roma l’ha fondata qualcun altro, gli danno dell’asino. Perchè in queste scuole si insegna la verità, e di verità ce n’è una sola.
A lungo andare, anche i bambini che vanno a queste scuole diventano tutti uguali: hanno tutti un grembiulino bianco, i capelli rossi e neri e gli occhi gialli e blu, e mangiano tutti il gelato alla crema di ribes. Quando crescono, vogliono tutti una macchina grande grande, con dentro il telefono e il frigorifero e la lavatrice.
L’altro tipo di scuola è molto diverso. Siccome per ogni cosa vera ci sono infinite cose false, ogni scuola di questo tipo insegna ai bambini cose diverse, anzi ogni bambino in una scuola così impara cose diverse dagli altri. Uno impara che Roma l’ha fondata Remo, un altro che l’ha fondata Numa Pompilio e un altro ancora che l’ha fondata suo zio Gustavo, che tanto non ha mai niente da fare. Se entrate in una scuola così ci trovate un gran pandemonio, con tutti i bambini che raccontano storie diverse e nessuno può dire a un altro che ha torto perchè tanto hanno torto tutti e lo sanno in partenza. E i bambini, anche, sono diversi: uno ha gli occhi verdi e un altro bianchi, uno ha il naso davanti e un altro dietro, uno porta il grembiule e un altro lo scafandro. Quando crescono, uno vuole una macchina con dentro il frigorifero e un altro un frigorifero con dentro la macchina, uno va in giro con il vestito e la cravatta e un altro senza cravatta e senza vestito.
Il problema adesso è: quale di queste è una scuola davvero?
In Ermanno Bencivenga, La filosofia in trentadue favole, Mondadori, Milano, 1991
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