mercoledì 26 aprile 2017
Tre giorni senza zaino e un Pianeta da salvare
Prendi tre giorni di scuola, senza zaino e senza classi. Gruppi di bambini, misti per età, alla scoperta di come meglio abitare e custodire il Pianeta di cui siamo ospiti. Tre giorni per esplorare la speleologia, le scienze naturali e la geologia...Come? Grazie a degli esperti di queste discipline, ma anche agli insegnanti che si sono messi in gioco con i loro alunni, in laboratori, giochi e piccole grandi avventure. Un piccolo assaggio, per i maestri e i bambini della Scuola Primaria 'Calvino' di Bosisio Parini, di un modo nuovo di vivere la scuola e di sperimentare l'emozione della conoscenza.
domenica 23 aprile 2017
La educación prohibida
“Fino a che punto la scuola ci aiuta a svilupparci individualmente e collettivamente?”
Le
scuole sono luoghi di crescita personale o luoghi di addestramento per “un
futuro liceo, l’università, il lavoro? E dopo per cosa?”
“In
cosa consiste una buona educazione? Nell’ottenere che la maggior parte dei
bambini superi gli standard di qualità?” Nell’ottenere un voto, un numero, una
faccina, un giudizio che confermano il ruolo di "riempitori di teste" dei maestri
e annullano la potenzialità, la creatività
e l’individualità di ogni bambino?
“Quanto
ricordiamo di quello che ci hanno insegnato nella scuola primaria? Quanto
ricordiamo dei contenuti che ci hanno insegnato nella scuola media?”
Perché
limitiamo, condizioniamo, ordiniamo e puniamo il naturale processo del bambino di
scoperta, investigazione, azione, esperienza, gioco, piacere che consentono un
apprendimento autentico?
Come
siamo arrivati a confondere e etichettare l’unicità di un bambino come una
malattia?
Perché
ogni lunedì mattina la maggior parte dei
bambini, e degli insegnati, si sveglia con il pensiero tormentato dalla noia di
dover andare a scuola e di dover trascorrere otto ore sottoposti a conoscenze che
non li interessano?
Perché
la scuola è ermeticamente chiusa al mondo esterno e alla natura?
Perché
frammentiamo il sapere, gli spazi e i tempi parcellizzando e smembrando l’esperienza
integrale del conoscere che inevitabilmente coinvolge corpo, mente e cuore?
“Qual
è lo scopo dell’educazione? Imparare? Imparare cosa? Nozioni? Oppure sviluppare
delle capacità umane che si sviluppano solamente nella relazione con l’altro,
nel tempo, nel procedimento, nel fare, nel comunicare, nel guardare e
riconoscersi, nell’amore?”
Perché
continuiamo indefessi a perpetuare pratiche disciplinanti e omologanti utili al
nostro sistema efficientistico- produttivo?
Perché
continuiamo a fare le cose così come sono sempre state fatte?
Sono solo alcune delle domande che il documentario La
educación prohibida, realizzato nel 2012 da un collettivo di cittadini e associazioni in Argentina, ha il
coraggio di porre a chiunque si occupi di educazione.
Domande
urgenti e necessarie che stimolano riflessività critica e consapevolezza
rispetto alle teorie e pratiche di educatori e insegnanti sulla
scena formativa.
Domande
che non hanno la pretesa di trovare una risposta univoca, una ricetta magica o
una nuova pedagogia per risolvere e conchiudere l’insolubile complessità dell’esperienza
educativa ma invitano a “scrollare la testa” dalle idee fossilizzate e preconcette
per rinnovare il nostro sguardo sull’educazione e pensare nuove forme di apprendimento.
mercoledì 5 aprile 2017
Inizia la formazione insegnanti di Una scuola, a San Fermo a Varese
Il manifesto di Una Scuola prende forma nelle parole e nei desideri degli insegnanti che avvieranno il progetto di innovazione scolastica a Varese.
Con questo primo incontro, in un tiepido pomeriggio di aprile, prende il via il percorso formativo con un gruppo di insegnanti della scuola IV novembre di San Fermo a Varese.
Monica Guerra e Francesca Antonacci, con Rosy Violi, Luca Tondini e una dozzina di loro colleghi si trasferiscono in giardino per attivare il percorso che porterà il Manifesto Una scuola a diventare un progetto concreto di sinergia tra ricerca e formazione.
Ricerca partecipata all'aperto! Si inizia fuori.
Buon lavoro al gruppo!
Con questo primo incontro, in un tiepido pomeriggio di aprile, prende il via il percorso formativo con un gruppo di insegnanti della scuola IV novembre di San Fermo a Varese.
Monica Guerra e Francesca Antonacci, con Rosy Violi, Luca Tondini e una dozzina di loro colleghi si trasferiscono in giardino per attivare il percorso che porterà il Manifesto Una scuola a diventare un progetto concreto di sinergia tra ricerca e formazione.
Ricerca partecipata all'aperto! Si inizia fuori.
Buon lavoro al gruppo!
venerdì 10 marzo 2017
Spazi edificati edificanti per l'individuo e la collettività
Proponiamo una raccolta di immagini di spazi dedicati all'apprendimento, (e una canzone) per riflettere sulle condizioni necessarie per definire una comunità di apprendimento e indagare su come spazio e cose inducano nei corpi posture e movimenti e nelle menti libertà o conformismo.
A volte si può educare attraverso le parole, sempre si educa attraverso lo spazio e le cose.
Ci sta a cuore la relazione tra pedagogia e architettura perché come sostiene Claudio Mustacchi (2002) la forma architettonica va compresa come enunciato pedagogico a tutti gli effetti, che contiene e veicola contenuti, accanto a tutte le altre forme discorsive: verbali, corporee, prossemiche ecc.
A volte si può educare attraverso le parole, sempre si educa attraverso lo spazio e le cose.
Ci sta a cuore la relazione tra pedagogia e architettura perché come sostiene Claudio Mustacchi (2002) la forma architettonica va compresa come enunciato pedagogico a tutti gli effetti, che contiene e veicola contenuti, accanto a tutte le altre forme discorsive: verbali, corporee, prossemiche ecc.
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| François Truffaut, I 400 colpi. 1959 |
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| Laurent Tirard, Il piccolo Nicolas e i suoi genitori. 2010 |
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| Michael Radford, Orwell 1984. 1984 |
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| Henri Cartier-Bresson
Edoardo Bennato, In fila per 3
dall'album I buoni e i cattivi. 1974
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| Maurizio Cattelan, Charlie don't surf. 1997 |
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| Stanley Kubrick, Arancia meccanica. 1972 |
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| Bernardo Bertolucci, L'ultimo imperatore. 1987 |
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| Raffaello Sanzio, Scuola di Atene. 1509-1511 |
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| Federico Fellini, 8½. 1963 |
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| Ron Howard, Cocoon. L'energia dell'universo. 1985 |
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| Michael Radford, Il postino. 1994 |
mercoledì 11 gennaio 2017
Preadolescenti e scuola
Le ricerche sui preadolescenti ci raccontano chiaramente che il loro cervello più sviluppato è quello emotivo, mentre la parte cognitiva è ancora in definizione... e per il momento prevalentemente nel caos.
Ci dicono inoltre che a quest'età i ragazzi hanno bisogno di dormire molto e di non essere sollecitati da moltissime informazioni, ma di essere aiutati sia a riposare che ad organizzare il disordine che li attraversa.
La scuola, di contro, nella maggior parte dei casi prevede una sveglia che, in inverno, avviane quando il cielo è ancora buio, chiedendo loro di alzarsi molto presto e quindi di ridurre le ore di sonno, sapendo anche che la sera a quest'età fanno più fatica ad addormentarsi perché la loro tensione ad essere più grandi li porterebbe a stare più svegli, mentre il loro essere in crescita richiede che dormano tanto e bene.
Questa stessa scuola chiede loro di saper organizzare all'interno di molte materie diverse i tanti materiali e compiti che ciascuna di esse richiede: ciò che si chiede loro è di essere ordinati, più razionali e logici di prima.
La parte emotiva, quella più sviluppata ma anche che ha più bisogno di essere ascoltata, è invece normalmente ignorata dalla scuola, che investe moltissimo nel fare richieste ad una parte cognitiva non ancora capace di rispondere ad esse completamente.
Conoscere e rispettare quelle che sono le caratteristiche dei ragazzi permetterebbe di considerare la proposta complessiva della scuola - in questo caso, quella secondaria di primo grado - per fare in modo che i preadolescenti possano trovare in essa non un luogo da cui voler fuggire, ma un posto e delle persone con cui poter provare a condividere e armonizzare la loro crescita.
Per un approfondimento sulle caratteristiche della preadolescenza, si veda ad esempio il nuovo libro di Alberto Pellai e Barbara Tamborini "L'età dello Tsunami. Come sopravvivere a un figlio preadolescente".
Ci dicono inoltre che a quest'età i ragazzi hanno bisogno di dormire molto e di non essere sollecitati da moltissime informazioni, ma di essere aiutati sia a riposare che ad organizzare il disordine che li attraversa.
La scuola, di contro, nella maggior parte dei casi prevede una sveglia che, in inverno, avviane quando il cielo è ancora buio, chiedendo loro di alzarsi molto presto e quindi di ridurre le ore di sonno, sapendo anche che la sera a quest'età fanno più fatica ad addormentarsi perché la loro tensione ad essere più grandi li porterebbe a stare più svegli, mentre il loro essere in crescita richiede che dormano tanto e bene.
Questa stessa scuola chiede loro di saper organizzare all'interno di molte materie diverse i tanti materiali e compiti che ciascuna di esse richiede: ciò che si chiede loro è di essere ordinati, più razionali e logici di prima.
La parte emotiva, quella più sviluppata ma anche che ha più bisogno di essere ascoltata, è invece normalmente ignorata dalla scuola, che investe moltissimo nel fare richieste ad una parte cognitiva non ancora capace di rispondere ad esse completamente.
Conoscere e rispettare quelle che sono le caratteristiche dei ragazzi permetterebbe di considerare la proposta complessiva della scuola - in questo caso, quella secondaria di primo grado - per fare in modo che i preadolescenti possano trovare in essa non un luogo da cui voler fuggire, ma un posto e delle persone con cui poter provare a condividere e armonizzare la loro crescita.
Per un approfondimento sulle caratteristiche della preadolescenza, si veda ad esempio il nuovo libro di Alberto Pellai e Barbara Tamborini "L'età dello Tsunami. Come sopravvivere a un figlio preadolescente".
lunedì 12 dicembre 2016
La lettura come strumento di consapevolezza. Leggere per definire se stessi e aprirsi al mondo.
In un interessante articolo Sabrina Borriello ci parla del valore fondamentale della lettura e dell'alfabetizzazione emotiva, del valore delle storie e delle parole nella nostra società e del fondamentale ruolo di educatori, genitori ed
insegnanti, nel rendere il bambino un lettore efficiente e consapevole.
L’intelligenza emotiva, a differenza dell’intelligenza tradizionale standardizzabile con il Q. I., si può educare, sviluppare e raffinare durante tutta la vita, e in particolare durante il periodo critico di apprendimento, dal momento che un temperamento non è destino.
La strutturazione di un sé equilibrato ed emotivamente consapevole è un obiettivo educativo di ordine sociale, dal momento che nell’affettività «c’è sempre relazione e, cioè, costruzione, sia pure a volte fragile e frammentaria, di dialogo e di ascolto, di silenzio e di contatto: di intersoggettività»
La lettura è un indispensabile strumento di consapevolezza emotiva e, quindi, di emancipazione sociale dal momento che, come i lettori appassionati sicuramente riescono ad intuire con facilità, si tratta di un’esperienza altamente formativa, fondamentale per modificarci e cambiare la percezione che abbiamo di noi stessi e del mondo.
Attraverso i libri che leggiamo, costruiamo il nostro essere, che è tatuato di parole. Senza i buoni libri che abbiamo letto, che ci hanno creati e ricreati, saremmo in qualche modo peggiori di quello che siamo, meno ribelli, meno coraggiosi e più conformisti. Leggere non è mai un dovere ma una scelta libera da cui derivano moltissimi benefici come l’apprendimento della lingua, la conoscenza del mondo, lo sviluppo dell’immaginazione e, soprattutto, la crescita personale e interiore.
Trovate tutto l'articolo qui

Buona lettura, davvero!
L’intelligenza emotiva, a differenza dell’intelligenza tradizionale standardizzabile con il Q. I., si può educare, sviluppare e raffinare durante tutta la vita, e in particolare durante il periodo critico di apprendimento, dal momento che un temperamento non è destino.
La strutturazione di un sé equilibrato ed emotivamente consapevole è un obiettivo educativo di ordine sociale, dal momento che nell’affettività «c’è sempre relazione e, cioè, costruzione, sia pure a volte fragile e frammentaria, di dialogo e di ascolto, di silenzio e di contatto: di intersoggettività»
La lettura è un indispensabile strumento di consapevolezza emotiva e, quindi, di emancipazione sociale dal momento che, come i lettori appassionati sicuramente riescono ad intuire con facilità, si tratta di un’esperienza altamente formativa, fondamentale per modificarci e cambiare la percezione che abbiamo di noi stessi e del mondo.
Attraverso i libri che leggiamo, costruiamo il nostro essere, che è tatuato di parole. Senza i buoni libri che abbiamo letto, che ci hanno creati e ricreati, saremmo in qualche modo peggiori di quello che siamo, meno ribelli, meno coraggiosi e più conformisti. Leggere non è mai un dovere ma una scelta libera da cui derivano moltissimi benefici come l’apprendimento della lingua, la conoscenza del mondo, lo sviluppo dell’immaginazione e, soprattutto, la crescita personale e interiore.
Trovate tutto l'articolo qui

Buona lettura, davvero!
giovedì 24 novembre 2016
Liberate i bambini
Uno spot pubblicitario ci provoca con un'iperbole che mette a confronto i bambini con i carcerati. Siamo sollecitati dal paradosso a vedere il nostro pensiero fuori da noi stessi e riflettere sul significato che diamo al tempo della ricreazione a scuola e in senso più esteso al tempo libero nell'infanzia.
Ricreazione deriva dal verbo ricreare = latino recreare ristorare fisicamente e moralmente, composto di re- di nuovo e creare creare: propr. vivificare.
fonte Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani
Qui trovate il progetto "Liberate i bambini" in spagnolo
Ricreazione deriva dal verbo ricreare = latino recreare ristorare fisicamente e moralmente, composto di re- di nuovo e creare creare: propr. vivificare.
fonte Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani
Qui trovate il progetto "Liberate i bambini" in spagnolo
a seguire la traduzione libera del progetto da parte del redattore
A fronte della pubblicazione di studi che evidenziavano il poco tempo che bambine e bambini trascorrono all'aria aperta, la marca Skip® decise di sviluppare una ricerca intervistando 1.200 tra madri e padri. La ricerca dimostrò che il tempo dedicato al gioco sta diminuendo in maniera drastica. Il risultato più allarmante fu che i bambini passano meno tempo all'aria aperta di un carcerato.
Nonostante gli esperti siano d'accordo nel riconoscere i benefici associati all'uso della tecnologia, il tempo passato di fronte a uno schermo fa sì che i bambini abbiano meno tempo per giocare all'aria aperta. Il 78% dei genitori dichiara inoltre che spesso i figli non giocano se non attraverso dei dispositivi tecnologici.
Unilever per richiamare l'attenzione su questo tema, attraverso il prodotto Skip®, ha creato "Liberate i bambini", un video registrato in una prigione di massima sicurezza a Wabash, Indiana (USA). Il video diretto da Toby Dye, invita a riflettere attraverso dialoghi e interviste con i carcerati sul significato del tempo libero in un carcere.
Nello stesso periodo sir Ken Robinson, esperto di educazione, creatività e sviluppo umano iniziò una collaborazione con Unilever e Skip® dando vita al progetto “Sporcarsi va bene”. Il suo obiettivo è promuovere sia l'importanza per i bambini di stare all'aria aperta, sia il gioco come parte imprescindibile delle loro vite.
Che cos'è il "Giorno delle lezioni all'aria aperta"? Il "Giorno delle lezioni all'aria aperta" è un progetto mondiale che ha come obiettivo celebrare e ispirare i giochi all'aria aperta nelle scuole. Nonostante genitori e insegnanti concordino nel dare importanza al tempo passato all'aria aperta, spesso se ne dimenticano facendo passare in secondo piano il gioco a favore del completamento delle richieste quotidiane imposte dai programmi didattici.
Chiunque abbia sperimentato gli effetti di portare i bambini all'aria aperta per imparare e per giocare capisce quanto significativa possa essere questa esperienza. Il gioco è fondamentale per uno sviluppo sano dei piccoli, per questo deve essere parte imprescindibile della loro quotidianità. Imparare all'aria aperta migliora le abilità sociali, migliora la capacità di risolvere problemi, favorisce il lavoro in gruppo, permette di costruire una maggiore consapevolezza verso l'ambiente e fa sì che bambine e bambini siano autonomamente motivati verso l'apprendimento.
Per celebrare l'apprendimento all'aria aperta 1.700 scuole di tutto il mondo il 17 giugno 2016 parteciparono al "Giorno delle lezioni all'aria aperta". Circa 270.000 tra bambine e bambini in 23 paesi, fecero esperienza di 814.000 ore di apprendimento all'aria aperta.
Il primo "Giorno delle lezioni all'aria aperta" fu un tale successo che in più paesi il 6 ottobre 2016 si sta organizzando una nuova giornata. Genitori e insegnanti di tutto il mondo sono stati invitati a uscire con i propri figli, figlie e alunni all'aria aperta, pubblicare foto dell'esperienza, condividere idee e consigli usando gli hashtags #ensuciarseesbueno #aprendiendoalairelibre #eldiadelasclasesalairelibre.
LIBERATE I BAMBINI
Nella società attuale il poco tempo a disposizione dei genitori, la diminuzione di spazi nella natura fruibili vicini e la concomitante diffusione della tecnologia, hanno modificato la quantità di tempo che bambine e bambini trascorrono all'aria aperta in attività di gioco libero.
A fronte della pubblicazione di studi che evidenziavano il poco tempo che bambine e bambini trascorrono all'aria aperta, la marca Skip® decise di sviluppare una ricerca intervistando 1.200 tra madri e padri. La ricerca dimostrò che il tempo dedicato al gioco sta diminuendo in maniera drastica. Il risultato più allarmante fu che i bambini passano meno tempo all'aria aperta di un carcerato.
Nonostante gli esperti siano d'accordo nel riconoscere i benefici associati all'uso della tecnologia, il tempo passato di fronte a uno schermo fa sì che i bambini abbiano meno tempo per giocare all'aria aperta. Il 78% dei genitori dichiara inoltre che spesso i figli non giocano se non attraverso dei dispositivi tecnologici.
Unilever per richiamare l'attenzione su questo tema, attraverso il prodotto Skip®, ha creato "Liberate i bambini", un video registrato in una prigione di massima sicurezza a Wabash, Indiana (USA). Il video diretto da Toby Dye, invita a riflettere attraverso dialoghi e interviste con i carcerati sul significato del tempo libero in un carcere.
Nello stesso periodo sir Ken Robinson, esperto di educazione, creatività e sviluppo umano iniziò una collaborazione con Unilever e Skip® dando vita al progetto “Sporcarsi va bene”. Il suo obiettivo è promuovere sia l'importanza per i bambini di stare all'aria aperta, sia il gioco come parte imprescindibile delle loro vite.
Che cos'è il "Giorno delle lezioni all'aria aperta"? Il "Giorno delle lezioni all'aria aperta" è un progetto mondiale che ha come obiettivo celebrare e ispirare i giochi all'aria aperta nelle scuole. Nonostante genitori e insegnanti concordino nel dare importanza al tempo passato all'aria aperta, spesso se ne dimenticano facendo passare in secondo piano il gioco a favore del completamento delle richieste quotidiane imposte dai programmi didattici.
Chiunque abbia sperimentato gli effetti di portare i bambini all'aria aperta per imparare e per giocare capisce quanto significativa possa essere questa esperienza. Il gioco è fondamentale per uno sviluppo sano dei piccoli, per questo deve essere parte imprescindibile della loro quotidianità. Imparare all'aria aperta migliora le abilità sociali, migliora la capacità di risolvere problemi, favorisce il lavoro in gruppo, permette di costruire una maggiore consapevolezza verso l'ambiente e fa sì che bambine e bambini siano autonomamente motivati verso l'apprendimento.
Per celebrare l'apprendimento all'aria aperta 1.700 scuole di tutto il mondo il 17 giugno 2016 parteciparono al "Giorno delle lezioni all'aria aperta". Circa 270.000 tra bambine e bambini in 23 paesi, fecero esperienza di 814.000 ore di apprendimento all'aria aperta.
Il primo "Giorno delle lezioni all'aria aperta" fu un tale successo che in più paesi il 6 ottobre 2016 si sta organizzando una nuova giornata. Genitori e insegnanti di tutto il mondo sono stati invitati a uscire con i propri figli, figlie e alunni all'aria aperta, pubblicare foto dell'esperienza, condividere idee e consigli usando gli hashtags #ensuciarseesbueno #aprendiendoalairelibre #eldiadelasclasesalairelibre.
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